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mercoledì, 09 luglio 2008
Quando, da oggi in poi..

Quando, da oggi in poi, penserete ai genitori di Eluana Englaro non pensate a loro come assassini, come gente che disprezza la vita.
Vi prego pensate alla tragedia vissuta dalla loro figlia e da loro, considerate per favore, al di là delle vostre opinioni etiche, cosa significa vedere un proprio caro sopravvivere solo grazie ad un tubo che ti nutre eppoi il nulla.
Nessuna reazione, nessuna speranza. Solo il silenzio del nulla.
E' vita questa?
Non lo so, io non ho la cultura, gli studi e la statura umana per decidere cosa è e cosa non è vita, però posso capire il loro dolore, il loro strazio e posso solo provare per loro un immenso e profondo sentimento di solidarietà.
Non chiederò mai eppoi mai di interrompere le cure di mia madre ma questa è una scelta personale, una scelta mia e solo mia.
Quando si affrontano situazioni così estreme, così fuori dalla portata della propria normale conoscenza allora gli altri non hanno il diritto di giudicare, certamente di esprimere opinioni ma non di giudicare.
Non si può giudicare qualcosa che non si vive sulla propria pelle, oggi come figlio di una persona che  non ha speranza vi chiedo col cuore in mano di non colpevolizzarli, di non giudicarli.
Per favore.

Postato da: johns a luglio 09, 2008 21:24 | link | commenti (9)


Commenti
#1   09 Luglio 2008 - 22:34
 
colpevolizzarli mai! piuttosto ammirarli per aver portato avanti la loro battaglia e quella della loro figlia e di averla vinta, seppure dopo lungo tempo.
forse però io la penso così perchè sono favorevole all'eutanasia...tuttavia,come dici tu, bisognerebbe davvero fermarsi a riflettere se quella sia vita o meno.
utente anonimo

#2   09 Luglio 2008 - 22:46
 
Temo che su questo non si riuscirà mai ad avere una parola definitiva
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente johns

#3   10 Luglio 2008 - 09:45
 
Io non li colpevolizzo e non li giudico, ci mancherebbe.
Però, riguardo al caso generale, io ho un dubbio: possiamo considerare vivo solo ed esclusivamente chi è in grado di comunicare con noi?
Ti giuro, non è una domanda retorica o provocatoria: è una domanda fatta per avere una risposta, con tutto il rispetto per chi si trova in situazioni così tragiche.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lester

#4   10 Luglio 2008 - 09:51
 
Certamente non possiamo usare il solo criterio di chi può comunicare o non può comunciare.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente johns

#5   10 Luglio 2008 - 11:36
 
Assolutamente io favorevole a staccare la spina nel momento in cui c'è la certezza che il paziente non si riprenderà non chiamiamola vita per favore ne per il paziente ne tantomeno per chi lo deve assistere
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pixel78

#6   10 Luglio 2008 - 21:36
 
Leter: il caso di Eluana non riguardava uan eprsona che non era in grado di comunicare con l'esterno, riguardava una persona il cui cervello quasi privo di attività elettrica e del quale sopravvivevano solo ed esclusivamente le parti più profonde ed arcaiche, mentre la corteccia si era completamente atrofizzata. Una persona in queste condizioni, non solo è incapace di copmunicare, ma è incapace di ragionare e percepire non solo quanto le succee attorno ma anche quanto le succede dentro.

John, permettimi di dissentire su un altro punto: Eluana aveva chiesto espressamente ai suoi genitori di non farla restare in stato neurovegetativo se le fosse accaduto l'irreparabile, mi pare che tua madre abbia espresso un'opinione diversa. In questo senso, l'opinione del paziente deve sempre e comunque essere considerata più importante di quella dei suoi cari. Se tua mamma ti avesse chiesto chiaramente ed esplicitamente di interrompere il supporto vitale nel momento giusto, che cosa avresti fatto? Non ritieni che rifiutarsi di staccare la spina auna parecsona che ne ha fatto esplicita richiesta sia una violenza non inferiore allo staccarla a chi ha chiesto di essere mantenuto in vita fino all'ultimo? In altre parole sapendo che io porto nel protafogli un documento sottoscritto da me medesima in cui chiedo esplicitamente di fare quanto legalmente possibile per abbreviare le mie sofferenze in caso di necessità (ivi compresa l'eutanasia), rifiuteresti di aiutarmi a morire se mi trovassi in condizione di non avere più alcuna possibilità?
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#7   10 Luglio 2008 - 22:04
 
Capperi, sono d'accordo con la SECca. Succede due volte all'anno. Sticazz!!

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#8   11 Luglio 2008 - 00:26
 
Secca sicuramente in ogni caso avrei seguito la volontà di mamma
utente anonimo

#9   11 Luglio 2008 - 19:13
 
In soldoni, ho scritto un papiro inutile. Ok, prendo e metto in saccoccia.
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