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Da quando Nicola Tommasoli è stato aggredito fino alla sua morte, ho avuto in testa un solo pensiero:"Adesso tutti diranno che a Verona siamo fascisti della peggiore specie".
La mia era una preoccupazione che nasceva da vecchi episodi, come quello di Pietro Maso che uccise i genitori per fare la bella vita, allora sentirsi dire che "Voi a Verona che gente siete?" non era poi cosa così rara, anzi.
Questo pensiero, questo desiderio di volersi distinguere da certe degenerazioni nasconde un errore, un errore grave.
Nemmeno per un secondo ho pensato alla tragedia del povero Tommasoli morto,nemmeno per un minuto ho pensato che c'era per terra un morto, una persona la cui colpa è stata di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
La mia unica preoccupazione era di evitare ogni generalizzazione, solo questo mi girava in testa.
Nemmeno per un minuto ho pensato al dolore della famiglia Tommasoli, nemmeno un minuto ho pensato per quale inspiegabile ed assurdo motivo dei ragazzi escono di casa contemplando tra i loro possibili divertimenti il picchiare a morte una persona.
Ho badato solo a difendere il mio orticello, preoccupato solo di distinguermi dallo sporco.
Ma non è così, la situazione è grave molto più grave.
Il Sindaco Tosi dice: "Solo uno dei colpevoli è di Verona città, gli altri sono della provincia!"
Signor Sindaco, con tutto il rispetto, cosa serve fare questa distinzione. Oramai Verona è così collegata da strade ad ogni parte della provincia che i paesi non sono altro che quartieri di una unica città.
Mi creda Signor Sindaco il marcio non si ferma al cartello di un centro abitato, il marcio non conosce confini, quelli che picchiano abitano ovunque, non nascondiamoci dietro un dito.
Il quotidiano "L'Arena" titola "Uno degli aggressori studia la liceo Maffei", come se appartenere ad una scuola piuttosto che ad un'altra renda impossibile certi gesti. Che errore.
Il seme dell'odio e della violenza ignorante germina ovunque, non conosce benessere o povertà, nasce e basta.
L'errore è volerlo nascondere, cercare di accusare gli altri ed essere incapaci di guardarsi dentro, questo è l'errore da non commettere.
